First Lady in politica: la rivoluzione si chiama Hillary

Fino al 1920, negli Stati Uniti d’America, le donne, a livello federale e quindi quanto alle Elezioni Presidenziali in primo luogo, non avevano diritto di voto.
Impossibile quindi, se non da parte di alcune ammirevoli visionarie (fra loro, Victoria Woodhull), aspirare alla Casa Bianca.
Non molte, tra le First Ladies in quei lunghi decenni susseguitesi quelle davvero memorabili.
Se del caso, comunque, non per avere assunto, salvo in qualche assai limitato frangente, posizioni politiche autonome.
La prima tra loro ammessa ad esercitare il conquistato diritto di voto fu, nello stesso 1920 ed essendo al momento la consorte del Candidato poi risultato vincente Warren Harding, Florence Kling.
Certo, il Novecento è anche da questo punto di vista ed ovviamente, tutt’altra cosa rispetto al precedente centennio e – soprattutto invero per la personalità e il nome (era una Roosevelt non solo per matrimonio) – grande prestigio ed influsso ebbe per lunghi decenni Eleanor Roosevelt.
Dobbiamo però venire addirittura agli anni Novanta del citato ventesimo secolo per finalmente incontrare una First Lady con i necessari attribuiti (possiamo dirlo!?).
In grado di affrontare davvero personalmente l’agone politico.
Possa essere piaciuta o meno, questa determinata e decisamente capace Signora è evidentemente Hillary Rodham Clinton.
E ben si sapeva di quale tempra fosse già prima dell’insediamento del marito Bill a White House.
Sarà Hillary a candidarsi nel 2000 al Senato nel New York e a vincere.
Sarà Hillary a proporsi serissimamente per la Presidenza (non avrebbe perso la nomination da Obama nel 2008 se il sistema scelto dai democratici per la conquista dei delegati alla Convention fosse stato il winner takes all) nel 2016.
Uscirà sconfitta dal repubblicano nella circostanza questa determinata e comunque encomiabile Signora ma avrà aperto finalmente una strada che certamente altre sapranno presto portare a compimento.
Chapeau!