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Presto nelle librerie il volume "Uniti e diversi" sul federalismo americano

E’ in corso di pubblicazione il libro “Uniti e diversi”, editore Alberto Gaffi con il patrocinio della Fondazione Italia USA, che descrive per la prima volta in Italia il dibattito sul federalismo americano svoltosi circa due secoli e mezzo or sono in occasione della ratifica della Costituzione degli Stati Uniti. Il libro sarà inviato dalla Fondazione a tutti i parlamentari italiani. Anticipiamo la prefazione scritta dal presidente della Fondazione Italia USA, Rocco Girlanda.

 

Un giurista inglese, Albert Dicey, identificò due condizioni per la formazione di uno stato federale: il primo era l'esistenza di un gruppo di nazioni “così vicine per luogo, storia, razza e capaci di portare, negli occhi dei loro abitanti, uno spirito di nazionalità comune”. La seconda condizione era il “desiderio di unità nazionale e la determinazione di mantenere l'indipendenza di ogni uomo, come di ogni stato separato”

Quando nel 1776 i padri fondatori degli Stati Uniti e della democrazia iniziarono a scrivere la storia, probabilmente non avevano una visione così delineata e con contorni precisi circa quello che sarebbe stato il sistema federale americano. E prova ne è proprio l’acceso dibattito svoltosi al Congresso, che questo libro testimonia per la prima volta in Italia. Un dibattito tra federalisti e anti-federalisti che però rifletteva soltanto, in definitiva e in buona sostanza, la visione di due federalismi, due tipologie di struttura dello Stato comunque mai centralista o illiberale.

Prima della approvazione della Costituzione statunitense, ogni Stato americano era di fatto uno Stato autonomo e sovrano. La Costituzione americana definì un governo nazionale con poteri volti ad unire tra loro gli Stati, che però non sostituisse i singoli governi statali.

Al termine della guerra di indipendenza infatti, sotto il profilo dell’assetto istituzionale e del federalismo, la classe politica americana era ripartita in due correnti, una più “unitaria” e l'altra più “pluralista”. Entrambe avevano due denominatori comuni che non si volevano e potevano eludere: l’Unione e gli Stati. Questo dualismo poteva trovare soluzione istituzionale solo in una mediazione, garantendo l'Unione con un governo indipendente, focalizzato sui cittadini e non sugli Stati, e salvaguardando ad un tempo, con l'indipendenza degli stessi Stati, il pluralismo.

Alexander Hamilton, lungimirante politico americano che noi conosciamo anzitutto per essere raffigurato sulle banconote da dieci dollari, nella sua battaglia per il federalismo, probabilmente in modo inconsapevole, ha tracciato per la prima volta le basi di questa teoria politica che ancora oggi è uno dei modelli più efficaci per le nostre democrazie.

Auspichiamo che il dibattito sul federalismo in corso in Europa, e soprattutto nel nostro Paese, sappia cogliere questi aspetti di efficacia ed innovazione, che rappresentano una spinta necessaria per raccogliere la sfida della riforma degli assetti istituzionali dello Stato.

Presto nelle librerie il volume