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Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Iran, legislazione anti-tabacco e riforma sanitaria: temi sensibili per la Casa Bianca

 

 

Le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente Joe Biden e da Barack Obama nel corso degli ultimi giorni rispetto al risultato del voto in Iran sembrano essere un segnale dei dubbi che serpeggiano negli ambienti governativi statunitensi rispetto al futuro dei rapporti con il paese degli ayatollah.

Al momento l’amministrazione Democratica sembra mantenere un atteggiamento attendista e l’incerta situazione interna iraniana induce ad una cautela più che giustificata. La confusione e l’incertezza  che sembrano regnare a Teheran rendono impossibile al momento fare previsioni rispetto a quanto potrebbe succedere nelle prossime settimane, anche se il riconteggio dei voti dovrebbe portare alla definitiva risoluzione della controversia e riconsegnare ad Ahmadinejad la leadership del paese. Le parole di Joe Biden hanno comunque fatto registrare la volontà del Governo di Washington di proseguire sulla strada dei colloqui che potrebbero presto portare a nuove relazioni diplomatiche ufficiali tra i due paesi, elemento importante se si tiene conto dell’evidente contrarietà mostrata rispetto alle modalità di gestione delle manifestazioni seguite alla presentazione dei risultati. Anche Barack Obama si è detto preoccupato dell’attuale situazione iraniana, non lasciando comunque trapelare alcun dubbio sulla possibilità di affrontare nel prossimo futuro quei negoziati inseriti nel programma politico dell’amministrazione statunitense ben prima delle elezioni presidenziali. Non sarebbe da escludersi quindi l’ipotesi che la Casa Bianca decida entro breve di riconoscere il prossimo esecutivo iraniano, così da poter sfruttare nelle sedi negoziali e durante i colloqui tra le delegazioni l’eventuale debolezza della leadership di Teheran sul fronte interno. Si dovranno attendere comunque gli sviluppi delle prossime ore per capire quello che accadrà a Teheran, ma sembra possibile ipotizzare fin d’ora che la pragmaticità dimostrata finora dal neo Presidente statunitense caratterizzerà le decisioni della Casa Bianca riguardanti la questione del nucleare iraniano. Ancora una volta, infatti, Joe Biden ha sottolineato che gli Stati Uniti chiederanno a Teheran di smettere di cercare di acquisire armamenti nucleari e di sostenere il terrorismo nella regione. Nessun accenno è stato fatto dunque al programma nucleare iraniano per il civile: scelta stilistica a sostegno delle aperture fatte dal Presidente Barack Obama, che in più di un’occasione ha confermato la piena libertà di cui godrebbe l’Iran nel caso in cui volesse utilizzare gli impianti nucleari per produrre energia in grado di sostenere il fabbisogno del paese.

Le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore dal leader iraniano Ahmadinejad non dovrebbero costituire motivo di attriti in vista dei negoziati, ma non sarebbe da escludere la possibilità che un più deciso intervento statunitense rispetto a quanto sta accadendo in queste ore possa scatenare eventuali ritorsioni mediatiche da parte della futura leadership. In un momento tanto delicato la Casa Bianca sceglierà probabilmente di mantenere un basso profilo nelle dichiarazioni riguardanti la situazione iraniana e, a meno di importanti novità o dell’esacerbarsi degli scontri, ci si deve probabilmente attendere da Washington il mantenimento di un certa equidistanza da entrambi gli schieramenti che si contendono il potere. 

 

Al momento l’amministrazione Democratica sembra inoltre essere alle prese con polemiche interne che sono andate intensificandosi negli ultimi giorni, a seguito della decisione di porre sotto il controllo della Food & Drug Administration (FDA) i prodotti delle industrie del tabacco inserendo norme ancora più restrittive sulla produzione e la vendita dei prodotti per tabagisti. La storia delle campagne politico-mediatiche contro il consumo di tabacco, iniziata nei primi anni ’50, potrebbe quindi avviarsi ad una conclusione che tende a sfavorire le aziende produttrici nel tentativo di migliorare le condizioni di vita dei cittadini. Il Congresso, dopo le audizioni in cui i dirigenti delle sette maggiori compagnie statunitensi mentirono rispetto ai danni per la salute provocati dal fumo, ha tentato più volte nel corso degli ultimi anni di apportare sostanziali cambiamenti alla commercializzazione dei prodotti e alla loro immissione sul mercato, che avveniva senza particolari restrizioni. Gli scontri mediatici con le lobby e ancor più le promesse di veto presidenziale si sono sempre rivelati ostacoli insuperabili per azioni legislative riguardanti questi temi e anche l’ex Presidente George W. Bush, nella passata legislatura, dichiarò di voler porre il veto alla legge del Congresso, bloccando di fatto il processo legislativo. La situazione d’impasse potrebbe però sbloccarsi nelle prossime settimane. La Camera ed il Senato hanno infatti approvato un nuovo progetto di legge che consentirà ai funzionari federali di imporre nuovi controlli ed eventuali restrizioni sulla produzione e commercializzazione di prodotti per fumatori. La vera svolta sembra arrivare dalla Casa Bianca, poiché Barack Obama ha dichiarato che firmerà il testo della legge non appena sarà richiesta la ratifica dal Congresso. Secondo molti la decisione del Presidente sarebbe da considerarsi un passo storico, che consentirà di ridurre drasticamente il numero di fumatori e malati legati al consumo di tabacco aumentando al contempo le entrate fiscali per l’amministrazione.

Le stime del Congressional Budget Office indicano infatti che la nuova legge dovrebbe ridurre dell’11% il consumo di tabacco nei giovani e del 2% negli adulti nei prossimi dieci anni.

La possibilità di regolamentare il contenuto di nicotina e sostanze chimiche nelle sigarette, data alla Food and Drug Administration, dovrebbe inoltre portare un calo consistente anche nel numero di coloro che sono affetti da problemi di salute legati al fumo. La FDA potrebbe inoltre rafforzare le restrizioni alla commercializzazione e alla pubblicità sui prodotti del tabacco, rendendo illegale pubblicizzare vicino alle scuole o ai parchi giochi i marchi di sigarette o i prodotti per tabagisti.

Le aziende produttrici si sono dette disponibili ad un confronto rispetto alla normativa proposta ed Altria, proprietaria di Philip Morris e produttrice di marchi storici come Marlboro, potrebbe collaborare con la FDA per il processo di revisione a cui verranno sottoposti i nuovi prodotti dell’industria del tabacco. L’iniziativa legislativa sembra inoltre potersi considerare come il primo passo verso una riforma della Sanità che diventerà nelle prossime settimane uno dei temi più importanti di discussione politica negli Stati Uniti. Barack Obama non ha mai nascosto il suo ambizioso progetto di riforma del sistema sanitario federale, per cui però servono ingenti risorse e il sostegno dell’opinione pubblica. Secondo alcune stime pubblicate nelle scorse settimane l’attuale piano per la Sanità Pubblica presentato dall’attuale amministrazione costerebbe al paese più di mille miliardi di dollari in dieci anni e potrebbe lasciare comunque qualche milione di persone senza assicurazione. Al momento quindi oltre alle dure critiche provenienti dalle correnti più conservatrici del paese, Barack Obama deve fare i conti con una riforma sanitaria che potrebbe rivelarsi di difficile realizzazione dati i costi troppo alti a fronte di risultati non in linea con quanto promesso in campagna elettorale. A poco servirebbero l’introduzione di nuove tasse ed il tentativo di riduzione degli sprechi, il gran numero di non assicurati che rimarranno nell’impossibilità di accedere alle strutture sanitarie e alle cure di base rischierebbe di trasformarsi in un fallimento politico e mediatico difficile da recuperare. Già ai tempi dell’amministrazione guidata da Bill Clinton la bocciatura della riforma sanitaria provocò non solo il malcontento e dure critiche da parte dell’opinione pubblica, ma aspri richiami al Presidente vennero anche da parte dell’establishment Democratico. Alcuni dei protagonisti che si trovarono a dover gestire quel periodo hanno già messo in guardia Barack Obama rispetto a quelli che potrebbero rivelarsi i punti più controversi di un programma che rischia di avere un prezzo politico molto alto. Non bisogna dimenticare che questo esecutivo verrà infatti valutato dai detrattori e dall’opinione pubblica sulle modalità di uscita dalla crisi economica che ha colpito profondamente il paese. Tema politicamente delicato, che alcuni indicano come il punto debole che potrebbe costare all’amministrazione e al Presidente Obama molto dell’appeal conquistato dopo la vittoria alle elezioni presidenziali. (Simone Comi)