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Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Gli accordi tra la Casa Bianca e il Cremlino sul nucleare, segnale di un cambiamento in corso?

Il tanto pubblicizzato vertice di Mosca sulla riduzione degli arsenali nucleari sembra aver dato segnali importanti rispetto a quelli che saranno, almeno nel prossimo futuro, i rapporti tra la Casa Bianca ed il Cremlino. La decisione di firmare un accordo per lo smantellamento di un terzo dell’arsenale nucleare non sembra aver intaccato la notevole capacità di deterrenza di entrambi i paesi: il summit è stato invece un segnale forte a tutti quei governi, vedi Iran e Corea del Nord, che vorrebbero poter sviluppare un loro programma nucleare per il comparto militare. Entrambe le parti hanno sottolineato la volontà di compiere sforzi per discutere in modo costruttivo cercando di superare le acredini che hanno caratterizzato i rapporti tra la Casa Bianca ed il Cremlino negli ultimi anni. Sebbene si siano fatti passi avanti a livello di approccio rispetto a problemi delicati, sembra essere ancora troppo presto per poter definire “resettati” i rapporti tra le due leadership come auspicato dalla Casa Bianca negli ultimi mesi. La sensazione è che allo stato attuale della situazione il Cremlino preferisca mascherare con aperture diplomatiche misurate una certa cautela rispetto alla figura di un presidente statunitense che sembra essere molto pragmatico, in grado quindi di lanciare sfide impegnative per le future relazioni tra i due paesi. Barack Obama si è detto ottimista rispetto ai risultati della sua visita, sottolineando in primo luogo la possibilità di ottenere risultati importanti dai colloqui bilaterali e chiarendo definitivamente che gli Stati Uniti hanno intenzione di lavorare con Mosca per affrontare le questioni più delicate nell’attuale panorama internazionale: lotta al terrorismo in Afghanistan, nucleare iraniano e minaccia nordcoreana nel Pacifico.

 

In un sistema internazionale che sembra andare verso una multipolarità difficilmente gestibile dalle potenze classiche, sia Mosca che Washington dovranno in primis imparare a considerare da un punto di vista “regionale”, e non più “globale”, i vari interventi politici, economici ed eventualmente militari. In secondo luogo non bisogna dimenticare che le leadership, qualunque Stato guidino, rispondono in prima istanza ad un interesse che è puramente nazionale. Le future relazioni tra i due paesi dipenderanno quindi dalla reale volontà dei leader di lavorare insieme, di concordare passi realmente fondamentali nel tentativo di stabilizzare regioni in cui l’anarchia degli Stati nazionali sembra ora prevalere sul controllo esercitato storicamente dalle grandi potenze. Alla luce di quanto appena detto, non bisogna dimenticare che su un tema controverso come lo scudo antimissile europeo la Casa Bianca ed il Cremlino hanno non solo visioni opposte, ma che paiono essere inconciliabili e potrebbero essere causa di futuri attriti. Sembra essere quindi ancora troppo presto per poter dire, come hanno fatto alcuni in questi giorni, che il summit di Mosca potrebbe essere una prova di disgelo e l’inizio di nuove relazioni tra due potenze storicamente nemiche ed ora avversarie su molte questioni strategico-economiche. E’ difficile poter pensare che il Cremlino abbia superato in primis il ricordo di una Guerra Fredda che sembra ormai far parte del passato ma ha ancora strascichi latenti e ancor più un decennio di presidenza Repubblicana segnato da duri scontri e da tensioni che ancora aleggiano sui rapporti con gli Stati Uniti.

 

Al momento Barack Obama sembra essere impegnato a ricercare quel consenso internazionale sui grandi temi che è mancato negli ultimi anni di presidenza Bush. Non a caso sia a Mosca che a Roma, nell’incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, è stata sottolineata l’importanza del segnale lanciato a quei paesi che intendono dotarsi di armi nucleari. L’accordo raggiunto a Mosca diventa così un’iniziativa degna di nota per far capire a potenze regionali di media grandezza che i trend globali sugli armamenti nucleari stanno cambiando e che non verranno concesse deroghe in questo senso. In questo senso Obama sembra raccogliere successi ragguardevoli: non solo la Russia ma anche la Cina, seppur per motivi diversi, si sono accodate agli Stati Uniti nelle accuse a Teheran e Pyongyang. Il fatto che Pechino abbia supportato le critiche statunitensi negando l’appoggio a Kim Jong-Il dopo i test missilistici del mese scorso è infatti da leggersi come segnale della volontà delle maggiori potenze di controllare quanto più possibile eventuali situazioni che potrebbero rivelarsi causa d’instabilità regionali e globali. (Simone Comi)