New York, NY
Chicago, IL
Denver, CO
Los Angeles, CA
Anchorage, AK
Honolulu, HI


  • Presentazione
  • Iscrizione alla Fondazione
  • Partecipano alle nostre iniziative
  • Memorial 11 Settembre
  • Iscriviti alla newsletter
  • 5 per 1000
  • Maratona di New York


Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Corsi e ricorsi storici, in Afghanistan un nuovo Vietnam?

Alla fine è arrivata. Dopo settimane di colloqui e discussioni con i consiglieri militari e i membri dell’amministrazione più fidati, Barack Obama ha deciso di inviare in Afghanistan 30.000 nuove unità combattenti a supporto di quelle già schierate. La strategia statunitense sembra aver dato finora ben pochi frutti e dopo anni di aspri combattimenti la situazione nel paese asiatico è ancora  caratterizzata da instabilità e profonde paure. La decisione del presidente ha avuto come prima conseguenza diretta lo slittamento, di almeno un biennio, della data del ritiro dell’esercito statunitense. La Casa Bianca ha ammesso infatti che i tempi non sono ancora maturi per poter pianificare il rientro delle truppe impegnate in Afghanistan, confermando così le previsioni, e gli auspici, di molti analisti. Un calo repentino della popolarità presidenziale presso l’opinione pubblica  potrebbe essere un’ulteriore diretta conseguenza della scelta di incrementare nuovamente il numero delle truppe impegnate. Rafforzare i contingenti schierati in un teatro così lontano, e proseguire una guerra ormai invisa anche ai più convinti sostenitori della prima ora, potrebbe inoltre costare al Partito Democratico un alto prezzo in termini di consenso elettorale alle prossime elezioni per il rinnovo del Congresso. Barack Obama ha dichiarato che il ritiro delle truppe avverrà nel 2011, esattamente un anno prima delle elezioni presidenziali di mid-term e nei tempi giusti per poter fare della decisione un punto di forza della futura campagna elettorale. L’impegno assunto potrebbe però rivelarsi presto una scommessa azzardata: non si può infatti escludere che all’aumento delle truppe e ad un probabile cambio di strategia corrispondano un maggior controllo sul territorio o la pacificazione delle zone tribali in cui sono i talebani a dettare legge. Nello scenario peggiore per l’attuale amministrazione democratica, la scelta di Barack Obama potrebbe portare alla sconfitta nelle prossime elezioni di mid-term o alla possibile decisione di non ricandidarsi per un secondo mandato presidenziale per le stesse motivazioni che frenarono Lyndon Johnson nel 1968. Sono in molti a sostenere che l’Afghanistan sarà per gli Stati Uniti un nuovo Vietnam, ma in realtà la situazione potrebbe trasformarsi in un ricorso storico di qualche anno più recente. Gli Stati Uniti potrebbero infatti ritrovarsi nelle stesse condizioni in cui si trovò l’Unione Sovietica vent’anni fa proprio nello stesso paese. I russi furono costretti a lasciare le valli afghane dopo aver combattuto per un decennio, senza raggiungere risultati degni di nota e anzi consegnando di fatto il paese al regime che si era cercato di sconfiggere. Stesso futuro potrebbe attendere gli statunitensi e gli alleati della coalizione, a tutto vantaggio delle forze talebane e di paesi vicini, come l’Iran, o fazioni vicine agli estremisti islamici come in Pakistan.

 

La richiesta avanzata da Obama agli alleati europei e non, nuove truppe e un differente approccio alla missione Enduring Freedom, sembra apparire inoltre come un tentativo di verificare quali governi sono pronti a sostenere il rinnovato impegno statunitense. Il portavoce della NATO James Appathurai ha confermato che più di 20 paesi si sono detti disponibili ad inviare nuove truppe in Afghanistan, per un totale di soldati che supera le 5000 unità. Secondo le parole di Appathurai questo mostra la chiara determinazione degli alleati a sostenere la strategia di Obama. C’è da sottolineare però che in Europa, al momento, solo Italia e Polonia hanno risposto con una certa prontezza all’invito della Casa Bianca, mentre Francia e Germania hanno scelto un approccio più attendista. L’Eliseo si è limitato infatti a confermare l’impegno a mantenere le truppe già schierate mentre da Berlino hanno fatto sapere che la decisione sull’invio di nuove unità verrà presa solo a Gennaio, in occasione della conferenza internazionale di Londra sull’Afghanistan.

 

La strategia di Barack Obama sembra aver raccolto un consenso parziale al di qua dell’Atlantico e non sarebbe da escludersi l’ipotesi che entrambi i maggiori paesi UE decidano di garantire solo formalmente il loro appoggio alle scelte della Casa Bianca. In un momento in cui anche la Russia e la Cina hanno annunciato che sosterranno lo sforzo di Washington per la pacificazione del paese asiatico, sembra essere solo l’Europa a presentarsi, ancora una volta, divisa e indecisa rispetto alla strada migliore da seguire per rafforzare, anche in prospettiva futura, i rapporti con la Casa Bianca. (Simone Comi)