New York, NY
Chicago, IL
Denver, CO
Los Angeles, CA
Anchorage, AK
Honolulu, HI


  • Presentazione
  • Iscrizione alla Fondazione
  • Partecipano alle nostre iniziative
  • Memorial 11 Settembre
  • Iscriviti alla newsletter
  • 5 per 1000


Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Washington ed Ankara: così vicini, così lontani

La recente visita di Phil Gordon in Turchia sembra aver fatto chiarezza sulla posizione della Casa Bianca rispetto a quella che, negli ultimi mesi, è stata presentata da molti commentatori come la “ridefinizione strategica” degli interessi di Ankara. Il governo turco sembra volersi proporre in modo sempre più deciso nel ruolo di interlocutore primario per le questioni riguardanti il Medio Oriente e il diplomatico statunitense ha precisato che, sebbene permangano visioni differenti su alcuni temi, i due paesi rimangono legati da un rapporto solido. La Turchia continuerà ad essere quindi uno dei partner fondamentali degli Stati Uniti e da quanto emerso la Casa Bianca non sembrerebbe vivere con particolare apprensione il rinnovato impegno turco. In realtà a Washington sono in molti a chiedersi quale sarà nel prossimo futuro il senso della partecipazione nell’Alleanza Atlantica di una Turchia sempre più rivolta verso oriente. Le posizioni di alcuni alleati dell’Unione Europea, che non sembrano disposti ad accettare la Turchia tra gli Stati membri, ed eventuali nuove tensioni con Gerusalemme, dopo quelle che hanno seguito le esercitazioni militari congiunte con la Siria, non sembrano inoltre favorire le relazioni tra Washington ed Ankara. La Casa Bianca, inoltre, dovrà probabilmente tener conto delle pressioni diplomatiche dell’alleato israeliano e possibili frizioni potrebbero nascere anche rispetto alla partecipazione delle truppe turche alla missione in Afghanistan. Lo scorso 7 dicembre Barack Obama ha infatti chiesto al presidente Erdogan di intensificare gli interventi delle unità impegnate in Enduring Freedom rivedendo al contempo le regole d’ingaggio, che sembrano aver limitato finora le attività di contrasto e prevenzione degli attentati nell’area. Il presidente statunitense ha inoltre auspicato l’appoggio turco ai prossimi interventi della comunità internazionale sulla questione del nucleare iraniano. Molti prevedono infatti che entro la fine dell’anno saranno proposte nuove sanzioni contro Teheran, il cui unico legame con la comunità internazionale è proprio Ankara. Barack Obama ha quindi invitato la Turchia ad unirsi ai paesi che vogliono evitare che l’Iran possa sviluppare un sistema nucleare, così da poter lasciare eventualmente al Primo Ministro turco il ruolo di intermediario con il governo guidato da Ahmadinejad. A questo proposito Erdogan è apparso però piuttosto riluttante, sottolineando che la questione del nucleare iraniano è sembrata a molti un processo sommario, caratterizzato da una certa fretta e senza una vera fase consultiva. Il leader turco ha comunque confermato che l’esecutivo di Ankara potrebbe impegnarsi nel ruolo di mediatore o negoziatore tra le parti, senza però fornire alcuna garanzia a proposito e lasciando la questione avvolta da un’incertezza che potrebbe portare ad una sostanziale immobilità sul fronte diplomatico.

 

Discutendo di Iraq e della questione curda, Obama ed Erdogan hanno sottolineato come l’essere alleati nella NATO vincoli entrambi i paesi a supportarsi in quei territori colpiti da attacchi da parte di formazioni terroristiche. La Turchia potrebbe svolgere, secondo la Casa Bianca, un ruolo fondamentale nella normalizzazione della zona di Kirkuk e più in generale nei rapporti con il Governo regionale del Kurdistan, mantenendo al contempo un atteggiamento conciliante con le comunità curde all’interno del territorio statale. Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti considerano il Partito dei Lavoratori Kurdi (PKK) un’organizzazione terroristica, sottolineando inoltre che la minaccia terroristica in Turchia e in tutta la regione è, e sarà nel prossimo futuro, costantemente monitorata dagli apparati di sicurezza di entrambi i paesi. I due leader si sono detti d’accordo nell’affermare che uno degli obiettivi per i prossimi mesi sarà di dimostrare ai curdi che è nei loro interessi non sostenere attività militari o di tipo terroristico, cercando di risolvere i conflitti attraverso mezzi politici. Per fare questo Washington ed Ankara percorreranno probabilmente due strade diverse, possibilità che lascia pensare ad un probabile raffreddamento dei rapporti tra i due governi. Barack Obama ha già dato prova della volontà di superare problemi formali concentrandosi su quelli che sono gli interessi reali dei differenti attori, restano però da verificare le reali intenzioni turche per il prossimo futuro rispetto a questioni fondamentali come l’impegno nella lotta al terrorismo in Afghanistan e le delicate relazioni diplomatiche con i paesi della zona mediorientale.

 

La presunta volontà del governo di Ankara di proporsi come primo interlocutore per le questioni riguardanti la regione del Medio Oriente allargato potrebbe costituire l’ostacolo più grande per le relazioni tra i due paesi. Difficilmente la Casa Bianca accetterà un ruolo di secondo piano in situazioni delicate o che potrebbero ledere gli interessi statunitensi o di alleati storici come Israele. Il pragmatismo di Barack Obama potrebbe servire per creare una situazione di equilibrio ed essere un elemento fluidificante nei momenti in cui crescerà il rischio di attriti tra i due paesi. Non si può comunque escludere a priori la possibilità di una deriva della Turchia verso Oriente. Sempre più staccata dall’Europa, lontana da Washington e dall’Occidente, sempre più perno attorno a cui ruoteranno gli interessi di una regione politicamente instabile. (Simone Comi)