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Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Accordo a Washington, evitato il default

I leader di Camera e Senato hanno raggiunto in extremis l'accordo bipartisan per innalzare il tetto del debito Usa. Barack Obama ha fatto l'annuncio più importante della sua presidenza, a una manciata di ore dalla fatidica scadenza del 2 agosto. L'accordo prevede un aumento del tetto del debito in tre fasi, per un totale di 2.400 miliardi di dollari (400 miliardi subito, 500 miliardi nel corso dell'anno e altri 1.500 fino alla fine del 2012; gli ultimi due voti sono soggetti a un voto di sfiducia del Congresso, che non invaliderebbe l'aumento ma imporrebbe una nuova approvazione da parte di Obama). È prevista una riduzione del deficit di uguale misura nel corso di dieci anni e in due fasi (900 miliardi la prima, 1.500 miliardi la seconda), con la creazione di una speciale commissione congressuale bipartisan incaricata di delineare i tagli da fare nella seconda fase. Qualora la commissione fallisse, scatterebbero tagli automatici per 1.200 miliardi, la metà dal settore difesa e la restante parte dagli altri settori, compresi Social Security e Medicaid. Lo speaker della Camera, il repubblicano John Borhner, ha detto che l'accordo «non è il migliore del mondo, ma mostra come i repubblicani siano riusciti a cambiare i termini del dibattito». «È questo l'accordo che avrei preferito? No. Ma la cosa più importante è che ci permetterà di evitare il default e porre fine alla crisi che Washington ha imposto al resto dell'America. E ci permetterà di sollevare la nuvola di dubbio e incertezza», che copre gli Stati Uniti da settimane. Sono le parole del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in merito all'accordo raggiunto sull'aumento del tetto del debito. I tagli, ha detto Obama, porteranno la spesa nazionale «ai minimi dai tempi in cui Dwight Eisenhower fu presidente», negli anni '50.