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Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Al via la corsa alla Casa Bianca del 2012

Mitt Romney torna a essere il front runner, il candidato da battere per la nomination repubblicana in vista della Casa Bianca. L'ex governatore del Massachusetts dopo tante settimane, secondo un sondaggio Rasmussen, è vincente anche nell'eventuale sfida finale per la Casa Bianca, visto che se si votasse oggi batterebbe Barack Obama, 45% a 39%. Insomma, tutto sembra tornato alla situazione di alcuni mesi fa. I suoi avversari, uno dopo l'altro, hanno sfidato Romney e spesso lo hanno anche superato per un po'. Poi, però, come meteore, dopo aver brillato nei sondaggi, dopo alcune settimane di gloria si sono inabissati, piombando in tassi di popolarità a una cifra. È capitato all'eroina del Tea Party, Michele Bachmann che in Iowa, lo scorso agosto si aggiudicò un voto informale a Ames. E ora come ora registra un ritardo che sembra incolmabile. Poi è stato il turno del focoso governatore del Texas, Rick Perry, che ha ballato una sola estate. Malgrado i soldi e la popolarità, s'è rovinato con le sue stesse mani inanellando una serie impressionante di gaffe in tivù. Stessa storia per Herman Cain, l'ex pizzaiolo nero costretto a lasciare la corsa azzoppato da numerosi scandali sessuali. Nelle ultime settimane l'ex Speaker della Camera Newt Gingrich era sembrato potergli tenere testa. Ma anche lui sembra aver perso smalto. Così a tener testa a Mitt, al momento sembra essere rimasto solo Ron Paul, l'anziano deputato libertario che tuttavia in pochi credono sia una carta spendibile nella sfida con il giovane e tonico Barack. E proprio attorno alla rielezione di Obama, torna come un tormentone, la suggestione del cosiddetto Dream ticket, in cui l'energica Hillary Clinton prenderebbe il posto dell'attuale vicepresidente Joe Biden. La Casa Bianca ha sempre seccamente smentito questa ipotesi. E la stessa ex First Lady ha detto più volte il suo incarico di Segretario di Stato sarà l'ultimo della sua vita politica. Malgrado tutto ciò, se ne continua a parlare. Stavolta è la volta dell'ex ministro del lavoro di Bill, Robert Reich, oggi professore alla Berkeley University: «Il ticket Obama-Hillary sarebbe un fatto naturale». Un'idea che non sarebbe basata su alcuna informazione interna, assicura, ma Obama ha bisogno di Clinton per due motivi: «Alimentare la passione e l'entusiasmo della base democratica e spostare l'attenzione dall'economia, che nei mesi prima del voto non sarà in buono stato, alla politica estera, dove Clinton e Obama hanno brillato. Lo scambio fra Clinton e Biden farebbe dell'attuale segretario di stato americano l'ovvio candidato democratico alle presidenziali 2016, offrendo ai democratici la possibilità di guidare, se vincesse, la Casa Bianca per 12 o più anni, cosa che non riesce ai democratici dai tempi di Frank Delano Roosvelt». E anche i numeri darebbero ragione a Reich: secondo l'ultimo sondaggio Gallup, il duo Obama-Clinton è il più ammirato dagli americani nel 2011: per Obama si tratta della quarta volta consecutiva. Clinton è la donna più ammirata da dieci anni a questa parte.