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Analisi e riflessioni dagli Stati Uniti

Il petrolio entra nella campagna elettorale USA

Sette governatori di Stati costieri degli Stati Uniti (Louisiana, Alaska,Texas, Mississippi, Alabama, South Carolina e Virginia) hanno sollecitato il presidente Barack Obama a prendere rapide decisioni sul delicato tema delle trivellazioni e delle esplorazioni offshore, al largo degli Stati Uniti. Attività, secondo i governatori - tutti rigorosamente repubblicani - che aumenterebbe l'indipendenza energetica del Paese, aumenterebbe gli introiti per le casse federali, attraverso le royalties, e creerebbe numerosi nuovi posti di lavoro. Dopo la tragedia del Golfo del Messico, dove l'esplosione della piattaforma della Bp Deepwater Horizon nel 2010 aveva provocato un disastro ambientale, l'atteggiamento di Obama era stato molto prudente verso la concessione di nuove licenze per le trivellazione al largo degli Stati Uniti. La verità sembra piuttosto un'altra. La campagna elettorale per le presidenziali americane si sta facendo ogni giorno più oleosa e dall'Alaska alla Louisiana è partito un assist per Mitt Romney grande come una piattaforma. I temi energetici sono oggetto di attenzione da parte dei pretendenti alla carica di presidente, arriva la pressante (la prima è datata marzo di quest'anno) richiesta da parte dei governatori, che chiedono pari dignità per tutte le fonti energetiche: rinnovabili e non. Una richiesta che parte anche dalla necessità di abbassare i costi del carburante e delle bollette energetiche per i consumatori americani, in un momento di crisi come quello attuale. Sostegno all'attività dei governatori è arrivata dal direttore dell'American Petroleum Institute (Api), l'associazione nazionale che rappresenta tutte le aziende maggiori del petrolio e del gas naturale degli Stati Uniti, con oltre 500 aziende associate, che è tornata a chiedere un piano quinquennale di sviluppo del settore. L'Api rappresenta 9,2 milioni di addetti negli Stati Uniti e produce il 7,7 per cento dell'economia statunitense.