Made in Italy in America, il libro pubblicato con il patrocinio della Fondazione Italia USA

E’ stato pubblicato il libro “Passione Italia” di Fabiana Romano, docente di marketing internazionale e made in Italy all’Università del Minnesota, edito da Mondadori con il patrocinio della Fondazione Italia USA, con un’introduzione di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei Ministri, e una prefazione di Rocco Girlanda, presidente della Fondazione Italia USA. Anticipiamo la prefazione scritta dal presidente della Fondazione Italia USA.

Da tempo Italia e Stati Uniti si scambiano cultura, beni materiali, influenze e tradizioni, sì da poter affermare che, senza l’apporto dell’uno, l’altro sarebbe diverso da com’è, e viceversa. Descrivere le relazioni tra due Paesi è affascinante ma difficile: ogni nazione muta, ogni popolo cresce ed evolve, e i rapporti reciproci sono sempre lo specchio dello spirito del tempo. Oggi Stati Uniti e Italia sono due Paesi legati da ottime relazioni, in primo luogo culturali. Il “made in Italy” consente di far conoscere l’Italia in America, ma anche di far conoscere l’America in Italia, per apprezzarne i lati ancora poco noti alla maggioranza degli italiani, esercitando quello spirito critico che guarda alla realtà senza pregiudizi, comprendendo gli Stati Uniti per quello che realmente sono senza filtri politici e ideologici. Non ci sono dubbi su come il costume italiano e quello che potremmo chiamare “Italian sounding” abbiano contribuito in maniera essenziale all’idea di “american way of life”, in particolare con riferimento a cibo (pasta e pizza), bevande di qualità (vino e acqua) e caffè (Starbucks nasce dall’idea italiana di caffè come luogo di ritrovo, poi adattata allo stile americano). La moda è un ulteriore esempio in cui la creatività italiana si è espressa da sempre ai massimi livelli e che ha trovato a partire dagli anni Ottanta un forte legame con l’America, che per prima decretò il successo della moda italiana con l’ormai storica copertina di Time dedicata a “re” Giorgio Armani. Tanti altri miti dell’Italian fashion hanno trovato la loro consacrazione negli USA: negli anni Settanta le giovani e sconosciute sorelle Fendi partirono per New York con le loro rivoluzionarie pellicce nei bauli e conquistarono Neiman Marcus. Mentre un americano come Tom Ford è stato negli anni Novanta l’artefice di una rinascita clamorosa, quella del più storico dei marchi italiani, Gucci. Ricordo un episodio simpatico accadutomi qualche anno or sono a casa di un amico americano, a Manhattan. Il figlio ventenne tornava da un breve viaggio di studio nel nord Europa, e felice di essere di nuovo negli Stati Uniti così esordiva vedendo la pizza con i peperoni che la madre ci stava servendo a tavola: “Finalmente un po’ di cibo americano!”. Ecco, credo che in questa espressione, solo all’apparenza banale, ci sia il vero successo del “made in Italy”. L’aver trasmesso la nostra cultura, i nostri gusti, le nostre tradizioni in maniera così forte da farle diventare esse stesse parte della cultura americana. Il giovane che mangia la pizza pensando, a ragione, di mangiare “americano” è davvero la prova dell’osmosi culturale tra i due Paesi, la conferma di un percorso comune che potrà legare Italia e Stati Uniti d’America ancora di più di quanto sinora abbia già fatto la storia.

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