Dopo Atlanta: le strade che Joe Biden può percorrere

Ripetuto che il pur effettivo e invero prevedibile (non per l’età raggiunta ma per le condizioni fisico mentali dimostrate) flop del 27 giugno di Joe Biden nel dibattito televisivo con Donald Trump (seguito da poco più di cinquantuno milioni di spettatori) non è a mio modo di vedere determinante e men che meno definitivo,
dato il bailamme conseguente (nelle interviste che mi sono state fatte mi hanno chiesto del futuro parlando soprattutto dell’ipotesi mediaticamante assai appetibile Michelle Obama e fantasticando), penso di poter affermare che le strade che il Presidente può ora percorrere siano sostanzialmente tre.
La prima (che ha già affermato essere quella che seguirà perché si ritiene comunque in grado di continuare a fare un “mestiere che conosce bene”) è semplicemente restare in corsa.
La seconda – del tutto ipotetica – è che si dimetta (Richard Nixon il solo inquilino di White House che lo abbia fatto e comunque non in un periodo elettorale) così cedendo lo scranno occupato e con quasi assoluta certezza la candidatura novembrina alla Vicepresidente Kamala Harris.
(Storicamente, in vista delle votazioni presidenziali, si è dato il caso nel 1972 della sostituzione di un candidato – Thomas Eagleton – proprio alla Vicepresidenza, mai di un aspirante alla massima carica federale).
La terza, che dichiari di restare in carica fino alla scadenza del 20 gennaio 2025 lasciando però liberi i delegati congressuali, in una Convention decisamente diversa dal solito, di votare secondo i propri voleri o gli accordi eventualmente raggiunti.
Viviamo, anche grazie a Biden e Trump, tempi davvero interessanti.

29 giugno 2024