George Clooney alla Casa Bianca

Ecco quanto partendo da George ho scritto il 3 maggio 2017.
L’ipotesi – molto meno peregrina di quanto oggi possa sembrare – di una candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, nelle fila del partito democratico (al quale, da sempre, aderisce), o come indipendente, nel 2020, del celeberrimo attore hollywoodiano George Clooney richiama alla mente il clamoroso precedente di Ronald Reagan, a sua volta attore – indubbiamente di minore livello e fama – capace di conquistare la Casa Bianca due volte, nel 1980 e nel 1984, e di assai ben meritare alla guida del Paese.
Ma la politica americana, già in precedenza, aveva visto emergere a livello nazionale un altro personaggio proveniente dal mondo dello spettacolo: l’autore di canzoni di successo James J. ‘Jimmy’ Walker.
Forte della popolarità conquistata soprattutto con il boom della sua ‘Will You Love Me in December as You Do in May?’ – che tutti, per strada, fischiettavano – Jimmy, con una laurea in legge in tasca e l’aiuto della potente macchina politica dei democratici, riuscì ad entrare dapprima alla Camera e poi al Senato dello Stato di New York.
Successivamente, nel 1926 – con l’appoggio del governatore Alfred Smith e l’aiuto di una vera e propria carovana di personalità dello schermo e del palcoscenico – conquistò l’ambitissima poltrona di sindaco della Grande Mela battendo il candidato di William Randolph Hearst (il primo vero magnate della comunicazione), Michael ‘Red’ Hyland.
Accompagnato dalle note e dal ritmo di ‘We’ll Walk In with Walker’ – scritta per lui da Cole Porter – il Nostro prese allegramente possesso del suo nuovo Ufficio, primo leader nazionale ad unire, con ottimi risultati, politica e spettacolo.
Come ricorda Michael E. Parrish nel suo imperdibile ‘L’età dell’ansia, gli Stati Uniti dal 1920 al 1941’, il nuovo sindaco divenne da subito la personificazione del consumismo individualistico e, mentre il Presidente dell’epoca Coolidge si batteva per il mantenimento dei valori e delle virtù tradizionali, Walker allegramente organizzava feste, faceva scoppiare palloncini e ballava fino all’alba.
Molti a New York ne sapevano politicamente più di lui ma nessuno aveva più vestiti o stava meglio in smoking.
Jimmy governò la città con mano leggera: raramente si alzava prima di mezzogiorno ed arrivava sempre in ritardo alle cerimonie pubbliche.
Ma quando arrivava, nessuno sapeva superare il suo charme, la sua prontezza di spirito e la sua capacità di eloquio.
Accusato di tollerare la corruzione, divorziato dopo uno scandalo e risposato con una delle tante amanti, nel 1929 Walker venne trionfalmente rieletto.
I cittadini di New York, chiamati a scegliere tra un sincero riformista quale era lo sfidante Fiorello La Guardia e il loro playboy, non esitarono un attimo a riconfermarlo.
Alla fine, però, qualche anno dopo, Walker (che portava – ricordiamolo – il cognome di una nota marca di whisky) per evitare di essere destituito da Franklin Delano Roosevelt per i troppi scandali della sua amministrazione, fu costretto a lasciare City Hall.
Un vero peccato!

29 giugno 2024