Il timore che Biden stia perdendo il ‘Coattail Effect’

Non tutti gli uomini politici americani leader dei propri partiti si sono dimostrati storicamente in grado non solo di vincere la competizione elettorale che li vedeva impegnati ma anche di coinvolgere nel successo, facilitando come per trascinamento il voto a loro favore, i colleghi localmente, al Senato, alla Camera, ai Governatorati e via elencando, candidati.
Di provocare quello che nel linguaggio politico viene chiamato ‘Coattail Effect’.
Esempio eclatante di mancanza di tale capacità è stato il personalmente eccome trionfante Ronald Reagan del 1984 (prevalse in quarantanove Stati su cinquanta perdendo solo nel Minnesota oltre che nel District of Columbia dove nessun repubblicano ha mai vinto) mentre il suo Grand Old Party metteva a segno un risultato sostanzialmente, in quella temperie, non poco deludente.
E, in circostanze particolari di declinante fortuna elettorale personale del leader, può accadere che, temendo di essere come contagiati, i citati aspiranti congressisti eccetera cerchino di distinguersi dallo stesso rimarcando la propria specificità in una corsa a questo punto almeno relativamente autonoma.
Dicono alcuni analisti ed osservatori della campagna 2024 in corso che, a seguito del deludente (da molti ritenuto catastrofico, ma vedremo) esito del confronto televisivo di Atlanta del 27 giugno scorso, tra i colleghi democratici in competizione qua o là di Joe Biden cominci a serpeggiare qualche timore e la tentazione di dichiararsi e mostrarsi, come dire?, differenti.
Pronti i dessi, nel caso in cui le sorti apparentemente (i sondaggi come le valutazioni degli esperti non rappresentano la invero prima dello spoglio delle schede elettorali impalpabile volontà popolare ma, quando va bene, al massimo, il momento) mutassero a regolare nuovamente la rotta affiancando come in un convoglio navale l’ammiraglia.

1 luglio 2024