In attesa del confronto Biden/Trump

Il dibattito televisivo Biden/Trump targato CNN in programma giovedì 27 giugno prossimo si distingue dai precedenti per una specificità: per la prima volta si confrontano a questo modo due inquilini della Executive Mansion, uno in carica e l’altro ex.
(Ove nel 1892 fosse esistita la tv, Benjamin Harrison, in cerca di conferma come Biden, e Grover Cleveland, che ambiva tornare a governare alla stregua di Trump, avrebbero potuto anticipare l’accadimento ma così ovviamente non fu).
Storicamente, ad inaugurare in modo anomalo la serie furono nel 1956 i contendenti la Nomination democratica d’allora: Adlai Stevenson e Estes Kefauver.
I due, poi, composero nell’ordine il ticket del partito dell’Asino sonoramente sconfitto dall’incumbent repubblicano Dwight Eisenhower e dal suo running mate Richard Nixon.
Per quanto nella memoria collettiva dei John Kennedy e dello stesso Nixon datati 1960 resti un solo, da tutti ricordato e commentato (?!?!), dibattito, in verità nel corso della campagna i forti rivali (che si apprezzavano reciprocamente e avevano spesso lavorato insieme rappresentando in convegni e dibattiti il Senato!) si scontrarono ben quattro volte.
Non è che a seguire sempre e in ogni occasione il rituale sia stato rispettato ma negli ultimi decenni ci si è accordati per una sequenza di tre regolamentati faccia a faccia intramezzati dal solo riservato ai candidati alla carica vicaria.
Memorabili le presenze di Ronald Reagan (essendo decisamente più vecchio nel 1984 di Walter Mondale cambiò le carte in tavola dicendo che non avrebbe approfittato della inesperienza dovuta all’età giovane del rivale) e quella del Bill Clinton datato 1996 che, non potendo semplicemente mettere in rilievo l’anzianità del contendente Bob Dole, se ne uscì in un memorabile “Non è Dole vecchio, lo sono le sue idee!”.
Feroci, ricorderete (i tempi peggioravano rapidamente), gli scontri Hillary Clinton/Donald Trump e quelli 2020 tra i due avversari tuttora in pista.
(Visto che si è parlato, a certe dure condizioni, di una partecipazione del terzo incomodo Robert Kennedy Jr, ricordo che nel 1992 fu straordinariamente ammesso il rampante allora indipendente Ross Perot).
Nella circostanza 27 giugno siamo invero di fronte ad una novità trattandosi di un evento concordato al di là del consueto e decisamente parecchio anticipato (evento che dovrebbe avere un prosieguo il 10 settembre, vedremo).
Dato il clima incandescente a dir poco, data la profonda antipatia reciproca, date le sempre più esasperate divergenze non solo su un numero infinito di temi politici, sociali, economici, considerate le guerre in corso, ma soprattutto le divaricazioni antropologiche, rappresentando l’uno e l’altro due Americhe sempre maggiormente inconciliabili, si deve temere che lo spettacolo conseguente sia fortemente conflittuale.
Rischiano entrambi se non il knock out di finire, sia pure riuscendo a rialzarsi, comunque a terra.
Verranno subito dopo le esibizioni (chiamiamole così) i commenti.
In proposito, va ricordato che il parere degli osservatori, dei testimonial e dei cosiddetti esperti che sarà il primo noto e a propria volta commentato, non conta praticamente nulla.
Alla fine, voteranno il lattaio dell’Ohio, la casalinga del Wyoming, il postino del Maine, eccetera elencando.
Biden e Trump parleranno a loro non all’inviato del New York Times o al commentatore del Washington Post, i quali a questa essenzialità non sanno rassegnarsi!

22 giugno 2024