Presidenziali del 2000

Si vota il 7 novembre.
Lieve aumento (poco più di un punto) del numero dei votanti che percentualmente risultano essere il cinquantuno e due per cento degli aventi diritto.
Cataclisma.
A distanza di centoventiquattro anni, si ripete – almeno per quanto riguarda la Florida – quanto accaduto appunto nel 1876.
Allora, il duro confronto per la Presidenza si risolse con un compromesso.
Ora, a decidere è la Corte Suprema.
Un passo indietro, per configurare il quadro del confronto che vede come sempre i democratici e i repubblicani in lotta.

Fuori gioco Bill Clinton, impossibilitato ad avere una terza chance visto il disposto dell’Emendamento del 1951 in merito, il Partito dell’Asino vede in gara per la Nomination il Vice Presidente uscente Al Gore e il grande ex giocatore di basket, già per diciotto anni Senatore per il New Jersey Bill Brady.
Il campione corre bene ottenendo nelle Primarie e nei Caucus democratici il ventuno per cento del voto popolare ma, contrariamente a quando giocava, non vince mai.
Terzo incomodo – si fa per dire – un classico ‘Perennial Candidate’, Alan Keyes.
Facile l’investitura di Gore in quel di Los Angeles.
Lo affianca, il Senatore del Connecticut Joe Lieberman.

Il Partito dell’Elefante, invece, vede scendere in pista il Governatore del Texas George Walker Bush, su posizioni conservatrici e abbastanza isolazioniste.
È figlio di George Herbert e nipote del Senatore Prescottt.
Suo fratello Jeb è Governatore della Florida (!?).
Il secondo Bush candidato a White House (il nonno non ci aveva provato) si scontra per la Nomination con il Senatore dell’Arizona ed eroe di guerra John McCain.
Prevale e nel ticket i repubblicani collocano Dick Cheney, già Segretario alla Difesa con Bush padre.

Corre anche il verde Ralph Nader e la sua candidatura, secondo i democratici, è causa della elezione alla Casa Bianca di G.W.B..

Fatto è – torniamo a bomba – che al termine dello scrutinio dei voti espressi in Florida la situazione è ‘too close to call’ e non è chiaro a quale dei due candidati principali debbano andare i ventinove Elettori dello Stato.
Chi li avrà, sarà Presidente.
Ebbene, mentre la differenza tra Bush e Gore è minima davvero, il citato verde riceve quasi centomila voti di preferenza nell’ex colonia spagnola, cosa che porterà dipoi l’Asinello a rammaricarsi della sua partecipazione.

Conteggi, comunque, e riconteggi.
Ricorsi fino alla Corte Suprema.
Una situazione che viene risolta proprio dalla Corte che aggiudica la Florida e pertanto la Presidenza al secondo Bush.
I controlli fatti più avanti daranno effettivamente vincente nello Stato con capitale Tallahassee per la miseria di cinquecentotrentasette suffragi il repubblicano.
Fra l’altro, lo sconfitto prevale per voti popolari sul piano nazionale.

Ecco i risultati finali:
George Walker Bush, trenta Stati e duecentosettantuno Elettori (uno solo più della maggioranza assoluta richiesta);
Al Gore, venti Stati e il Distretto di Columbia per un totale di duecentosessantasei suffragi al Collegio.

Come si vede, manca il voto di un membro del Collegio astenutosi nella circostanza.

13 aprile 2024